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La lotta allo stigma nei confronti della malattia mentale

La lotta allo stigma nei confronti della malattia mentale


Lo stigma nei confronti della malattia mentale consiste in un muro che separa le persone ritenute normali dalle persone ritenute malate di mente (vedasi le mura di separazione dei manicomi). Questo muro è costituito da molteplici mattonelle colorate, ossia dagli stereotipi. La mattonella gialla rappresenta per esempio lo stereotipo della pericolosità, la mattonella rossa rappresenta lo stereotipo della imprevedibilità, la mattonella azzurra rappresenta lo stereotipo della negazione di qualsiasi dialettica con il malato etc…, etc….
Quando si etichetta una persona con lo stereotipo della pericolosità, vuol dire che, senza possedere nessun fondamento logico-razionale, si ritiene che quella persona sia pericolosa a priori e pertanto ciascuno di noi ha PAURA di quella persona.
Gli stereotipi generano dunque le nostre PAURE in maniera infondata ed irrazionale, tutti tranne uno solo, ovvero lo stereotipo della imprevedibilità.
Parafrasando Emanuele Severino, si pensi infatti per un attimo al dolore ed alla morte: esse, quando ci colpiscono, non ci concedono certo il tempo sufficiente per evitarle, esse semplicemente accadono e ci feriscono. Ed è proprio a causa del fatto che esse ci hanno colpito in modo così subitaneo ed improvviso che nasce in ciascuno di noi la PAURA nei confronti del dolore e della morte, poiché tutti noi abbiamo PAURA che il dolore e la morte possano ripetersi e ferirci di nuovo in modo del tutto IMPREVEDIBILE.
Si conclude quindi che lo stereotipo della imprevedibilità è l’unico stereotipo in grado di generare la PAURA ponendo se stesso come fondamento logico-razionale di quella stessa PAURA, inclusa sicuramente anche la PAURA nei confronti delle malattie mentali.
Andando più in profondità: quale PAURA genererebbe in noi un PERICOLO prevedibile e quindi teoricamente evitabile rispetto ad un PERICOLO imprevedibile e quindi inevitabile?
Quale PAURA genererebbe in noi un CONTAGIO prevedibile e quindi teoricamente evitabile rispetto ad un CONTAGIO imprevedibile e quindi inevitabile?
Appare evidente che lo stereotipo della imprevedibilità si ponga come fondamento innegabile ed imprescindibile anche di molti se non di tutti gli altri stereotipi.
Per tali motivi lo stereotipo della imprevedibilità rappresenta lo stereotipo più importante.
Ma oltre alla imprevedibilità si presentano altri due fattori fondamentali che stanno alla base dello stigma e che sono assolutamente inconciliabili con lo stigma stesso, ovvero la conoscenza e la dialettica (entrare in contatto con il malato).
Due fattori pressoché sconosciuti da parte delle persone comuni alle quali non vengono forniti gli adeguati strumenti conoscitivi (strumenti psichiatrici, psicologici, medici, scientifici etc,,,, etc…) e gli adeguati strumenti dialettici e relazionali (strumenti culturali, morali, educativi etc…, etc…) per permettere anche alla gente comune di riuscire a comprendere che cosa sia realmente lo stigma e come tale stigma possa essere ridotto o meno.
E quindi, come poter combattere lo stigma?
Diffondendo sempre su più larga scala sia la conoscenza sia la dialettica soprattutto presso la gente comune. Ed in che modo?
Grazie per esempio a campagne informative e campagne di sensibilizzazione mirate su popolazioni obiettivo, sviluppando pratiche di integrazione sociale ricorrendo specialmente al reinserimento nel mondo del lavoro, moltiplicando le occasioni di incontro con le persone affette da disabilità psichica, tentando di coinvolgere i mass media, attraverso l’educazione scolastica, distribuendo in luoghi sensibili (scuole, università, congressi etc…) appositi volantini atti ad abbattere lo stigma.
Il tutto però ad una sola condizione irrinunciabile, condizione fortemente vincolante e forse anche irrealizzabile, ovvero a patto di essere in grado di veicolare una parte sufficiente dei complessi ed articolati concetti presenti nelle Scienze Umane (Psichiatria, Psicologia, Pedagogia, Sociologia etc…) attraverso l’utilizzo di un linguaggio che riesca a catturare l’attenzione della gente, che la spinga a riflettere, che la conduca sull’orlo del dubbio e che quindi sia anche un linguaggio necessariamente chiaro e comprensibile.

Autore: Giorgio Borgonovo